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INTERNAZIONALE

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Internazionale

La dimensione internazionale, in particolare quella europea, si avvia a diventare sempre di più un elemento chiave del quadro economico, sociale e normativo in cui si muove l’azione sindacale. 
I più recenti orientamenti strategici elaborati dalla Ue, ovvero il Patto per la governance economica e l’agenda “Europa 2020”, richiamano il ruolo delle parti sociali nell’attuazione degli obiettivi di stabilità e crescita, auspicando una piena compartecipazione dei sindacati e in generale della società civile allo sforzo di rilanciare l’economia europea rendendola più competitiva, più inclusiva e più sostenibile sul piano sociale e ambientale.
La Cisl Funzione Pubblica è affiliata alla ETUC - European Trade Union Confederation e alla EPSU - European Public Service Union.

INTERNAZIONALE

I dati più recenti raccolti da Eurostat, l’istituto europeo di statistica, mostrano un divario retributivo di genere - la differenza tra quanto riceve una donna per ora lavorata rispetto ad un collega uomo - fermo dall’anno scorso al 16,2%. Si tratta comunque di una fotografia incompleta, sia perché la media nasconde grandi differenze da un Paese all’altro, sia perché per molti Paesi (tra cui l’Italia) manca all’appello la pubblica amministrazione centrale - ministeri, difesa ed enti di previdenza – per un totale di quasi 15 milioni di lavoratrici e lavoratori, non avendo l’Ue fatto obbligo agli Stati membri di fornire dati sui salari in questi settori. 

Epsu ha raccolto tutti i dati disponibili per la PA, insieme a quelli che riguardano assistenza socio sanitaria e istruzione - il cui personale, nella gran parte dell’Ue, è per lo più femminile - in un report pubblicato lo scorso 8 marzo. Un lavoro che la federazione europea ha iniziato nel 2014 e che ora riprende e attualizza in vista del suo prossimo Congresso a giugno 2019, nel quale tra gli altri obiettivi rilancerà l’impegno per la parità di genere nella società e sul lavoro, e formulerà proposte per inserire strutturalmente la dimensione di genere nel dialogo sociale e nella contrattazione collettiva.   

La discriminazione di genere è un fenomeno a più dimensioni di cui la disparità salariale non è che il più eclatante, e a sua volta più complesso di quanto sembra. Se è vero che la gran parte dei paesi Ue ha varato leggi che vietano di remunerare in modo diverso uomini e donne a parità di prestazione lavorativa, e che la pubblica amministrazione è generalmente considerata da questo punto di vista come un datore di lavoro esemplare, i dati statistici ricordati prima dicono due cose fondamentali: la prima, che le cause del gap salariale sono spesso indirette e difficili da individuare e contrastare, perché radicate nella cultura aziendale, nell’organizzazione del lavoro e nella percezione diffusa dei ruoli sociali maschili e femminili; la seconda, in particolare per quanto riguarda i settori pubblici, che l’austerity ha colpito il lavoro pubblico in maniera differenziata e che l’impatto delle scelte di policy sollecitate dall’Ue e adottate dai governi di fronte alla crisi dei debiti pubblici non è stato adeguatamente valutato, né a valle né ancor meno a monte. Ad esempio, uno studio recente condotto da ricercatori sindacali ha evidenziato la correlazione tra l’esternalizzazione di servizi pubblici e l’aumento di forme di occupazione scarsamente qualificata (e scarsamente sindacalizzata) nelle quali le donne sono sovrarappresentate rispetto all’insieme dell’economia. 

Una federazione europea come Epsu non ha la titolarità della contrattazione salariale, ma su questo terreno sostiene il lavoro delle affiliate in molti modi: realizza report e linee guida, utili per elaborare le piattaforme nazionali ma anche per fornire argomenti a campagne di informazione e sensibilizzazione; facilita gli scambi di esperienze e il mutuo apprendimento; promuove approfondimenti sulle tematiche di genere ai tavoli di dialogo sociale settoriale (quello delle amministrazioni locali, ad esempio, ha adottato l’anno scorso una guida all’elaborazione di piani aziendali per la parità); partecipa alle consultazioni della Commissione europea e svolge un ruolo di advocacy verso le istituzioni Ue, autonomamente o congiuntamente con le rappresentanze datoriali o ancora nel quadro delle strategie della CES.

Con la confederazione europea, Epsu sta facendo pressione affinché sia adottata la proposta di direttiva sulla conciliazione vita-lavoro, avanzata dalla Commissione dopo un tentativo fallito dei governi degli Stati membri di concordare l’estensione del congedo di maternità. Tra le novità, essa prevede l’introduzione di congedi di paternità e di cura rispettivamente di 10 e 5 giorni, un congedo parentale di 4 mesi retribuito e

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