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INTERNAZIONALE

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Internazionale

La dimensione internazionale, in particolare quella europea, si avvia a diventare sempre di più un elemento chiave del quadro economico, sociale e normativo in cui si muove l’azione sindacale. 
I più recenti orientamenti strategici elaborati dalla Ue, ovvero il Patto per la governance economica e l’agenda “Europa 2020”, richiamano il ruolo delle parti sociali nell’attuazione degli obiettivi di stabilità e crescita, auspicando una piena compartecipazione dei sindacati e in generale della società civile allo sforzo di rilanciare l’economia europea rendendola più competitiva, più inclusiva e più sostenibile sul piano sociale e ambientale.
La Cisl Funzione Pubblica è affiliata alla ETUC - European Trade Union Confederation e alla EPSU - European Public Service Union.

INTERNAZIONALE

Il semestre europeo è un ciclo di coordinamento delle politiche economiche e di bilancio nell'ambito dell'Ue, durante il quale gli Stati membri allineano le rispettive politiche agli obiettivi convenuti a livello europeo. Già in precedenza esistevano procedure per coordinare le politiche economiche, ma si svolgevano autonomamente l’una dall'altra. Nel 2010, all’apice della crisi, l’UE ha avvertito la necessità di una governance comune più coerente e i calendari sono stati sincronizzati, andando a costituire a partire dal 2011 un unico processo articolato intorno a tre assi:

  • riforme strutturali (Piano Nazionale di riforme, PNR) mirate a promuovere crescita e occupazione, in linea con la strategia Europa 2020
  • politiche di bilancio (Documento di economia e finanza, DEF) con l'obiettivo di garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche, in linea con il Patto di stabilità e crescita
  • prevenzione degli squilibri macroeconomici eccessivi

In pratica, nell’arco di ciascun Semestre, la Commissione effettua un’analisi dettagliata della situazione e delle prospettive di ciascuno Stato membro, esamina i documenti che i governi le sottopongono, quindi rivolge a ciascuno delle raccomandazioni specifiche, che questo tradurrà in decisioni programmatiche nei mesi successivi.

L’istituzione del Semestre ha segnato perciò un netto cambio di passo nella capacità dell’Ue di incidere sulle scelte di policy degli Stati membri, comprese quelle che incidono direttamente o indirettamente sul sistema delle PA e dei servizi pubblici. Dal 2012 in poi la “modernizzazione della PA” è stata inclusa tra le priorità del Rapporto annuale sulla crescita, il documento che a novembre di ogni anno segna ufficialmente l’apertura di un nuovo Semestre. Da qui l’importanza di conoscere questi processi e riuscire, come sindacati, a cogliere le opportunità per rappresentare anche al loro interno la prospettiva dei lavoratori e dei servizi pubblici. 

Il ruolo delle parti sociali: dalla marginalizzazione al coinvolgimento?

L’introduzione della governance economica europea, d’altra parte, non è certo avvenuta all’insegna di un coprotagonismo riconosciuto alle parti sociali. Il suo primo fondamento è infatti il cosiddetto Patto di stabilità (poi ridenominato “di stabilità e crescita”) la cui funzione è tenere sotto controllo i debiti sovrani attraverso due meccanismi, preventivo e correttivo, che pongono limiti molto stringenti alla capacità di spesa degli Stati membri, in specie quelli come il nostro già gravati da una massa debitoria ingente. Le politiche di austerity adottate da molti Stati membri negli anni successivi al 2010, dietro sollecitazione più o meno pressante della Ue, hanno visto le parti sociali impegnate per quanto possibile a mitigarne le ricadute sui lavoratori e sui cittadini, ma private di un vero ruolo attivo. Dal 2015 la Commissione europea ha cambiato approccio, manifestando l’intento di coinvolgere maggiormente le parti sociali nel policymaking; la proclamazione del Pilastro dei diritti sociali segna – almeno in linea di principio – un avanzamento significativo in questo senso, e in generale nel senso di rendere la governance economica europea più attenta alla dimensione sociale, come il sindacato europeo da tempo rivendicava.

Al di là della retorica, tuttavia, la situazione appare ancora ben lontana dagli auspici. Nel corso di un recente seminario organizzato da Epsu, al quale abbiamo partecipato come Cisl Fp, sono stati  presentati e discussi due report realizzati dall’Osservatorio sociale europeo, che rivelano come il ruolo delle parti sociali nel contesto del Semestre sia ancora per lo più quello di chi viene “sentito”, ma non “ascoltato”: di chi fruisce cioè di spazi di confronto istituzionale a livello sia comunitario che nazionale - questi ultimi più o meno ampi e regolari, e spesso scollegati rispetto al dialogo sociale nazionale in cui il ruolo delle parti sociali è più consolidato - ma insufficienti a garantire una reale capacità di influenza sui programmi di riforma.

A livello europeo, la CES e le sue controparti datoriali hanno ottenuto via via l’accesso a vari forum di discussione e confronto con le istituzioni comunitarie in cui trattare i temi del Semestre: gli organismi consultivi della Commissione in materia di occupazione e protezione sociale, le consultazioni preliminari in vista del Rapporto annuale sulla crescita, gli incontri informali che accompagnano la redazione dei report-Paese (su cui si basano le successive Raccomandazioni), il Comitato economico e sociale europeo. A farsi portavoce delle istanze sindacali è soprattutto il livello confederale, ovvero la CES, che raccoglie input da un lato dalle federazioni europee di settore, dall’altro dalle confederazioni nazionali sue affiliate. Queste sono, nella grande maggioranza dei casi, il soggetto più coinvolto nel Semestre nei

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Gabriella Di Girolamo
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